41

Il dopo Monti comincia oggi

19 febbraio 2012

Vent’anni fa Mani Pulite fu l’innesco della Seconda Repubblica. Ma hanno avuto poco di storico le celebrazioni dei giorni scorsi: piuttosto sono diventate un duro confronto sull’oggi. Perché sono tante le similitudini con l’Italia dei primi anni 90. A partire dalla corruzione, tuttora a livelli insopportabili. Anche le promesse sul cittadino-arbitro sono state deluse da una torsione costituzionale di segno populista.
I partiti, quelli sì, sono stati colpiti, delegittimati (e molto ovviamente hanno messo del loro). Ma non ha tratto beneficio la qualità della democrazia. Semmai nel ventennio ha trovato impulso una spaventosa crescita delle disuguaglianze sociali: e chi può negare oggi l’evidenza di una connessione tra l’egemonia liberista e i miti iper-maggioritari, spacciati entrambi come vettori di libertà per tutti? La sinistra è uscita malconcia dal confronto-scontro con le forze prevalenti sul mercato. Eppure negli anni Novanta ha giocato le sue carte. E da noi può anche vantare di aver ricostruito una prospettiva europea per l’Italia.
Nella vittoria si può incubare la sconfitta futura. E nella difficoltà si può costruire il successo di domani. La nascita del governo Monti nel contesto della crisi politica e finanziaria dell’Europa reca un segno di opportunità. Berlusconi è stato sconfitto, e con esso l’ipotesi di un blocco populista, a trazione nordista fino a indebolirne il carattere nazionale, senza confini a destra eppure garante di equilibri nel fragile capitalismo italiano.
Il nuovo governo, nato con l’apporto determinante del centrosinistra, è una chance per il Paese. Ma è anche un terreno di battaglia politica. Come dimostrato sin dal primo decreto salva-Italia. Ora gli interessi contrapposti e le diverse visioni politiche si misurano sulle liberalizzazioni e la riforma del mercato del lavoro. Non esistono governi tecnici. Governare non vuol dire eseguire al meglio gli ordini di un’autorità superiore, sia essa europea o internazionale. Eliminare la politica può anche essere l’obiettivo di qualcuno, ma in ogni caso è una menzogna. Chi vuol dare priorità all’articolo 18, tanto per fare un esempio, non può pretendere di spacciare questa scelta come dato tecnico ineludibile.
In questa consapevolezza c’è la scommessa dei progressisti sul governo Monti. Criticarne alcune decisioni, tentare di rafforzarne altre, battersi per taluni obiettivi, misurarsi apertamente con il centrodestra in Parlamento prefigurando lo scontro politico di domani, è il modo migliore per rafforzare la legittimità di questa transizione italiana. Il governo Monti, pur nella sua peculiarità, resta un governo politico secondo la nostra Costituzione. Chi descrive la soluzione tecnica come un eldorado (perché spera di perpetuarla) lavora invece alla delegittimazione della politica. Con lo scopo di tenere l’Italia prigioniera della Seconda Repubblica. E magari in questo disegno sono iscritti anche coloro che gridano all’inciucio per scongiurare l’intesa necessaria ad archiviare finalmente il Porcellum.
Il centrosinistra deve giocarsi la sua partita a testa alta. La sfida è culturale, politica, anche organizzativa. Ma ciò che è necessario è avere un pensiero critico. Anche il nostro campo è attraversato da culture ostili, a tratti persino colonizzato dal pensiero unico. Sarebbe un errore contrapporre la necessaria alleanza con i socialisti europei con l’orizzonte democratico del centrosinistra italiano. La cultura democratica può offrire nel nostro Paese molti strumenti e molte risorse in più nella battaglia contro quell’ortodossia liberista, che resta dominante nonostante il fallimento del 2007. Ma l’impresa non è facile e il tempo è scarso.
C’è un intreccio tra crisi economica e crisi antropologica. Il paradigma individualista sta corrodendo le reti di solidarietà umana e i corpi intermedi. Il declino dei partiti non è solo una questione istituzionale o morale. Nel personalismo della Costituzione e nella costruzione di una nuova idea di pubblico c’è il destino del centrosinistra italiano. Non c’è democrazia senza partiti. Non c’è coesione sociale senza sindacati. Non c’è pluralismo economico senza la cooperazione e il no profit. Non si ricostruisce un «pubblico» forte senza la sussidiarietà. Non c’è libertà individuale se le donne e gli uomini vengono lasciati soli davanti allo Stato e al mercato. Rimettere con i piedi per terra il confronto sul lavoro, dando priorità alla lotta contro la precarietà, è solo uno dei fronti aperti. La stessa partita delle liberalizzazioni ha molteplici ricadute sociali. Ad esempio, il decreto va corretto per evitare una contrapposizione tra agricoltori e distribuzione, con un ingiusto aggravio di costi sulla cooperazione a vantaggio delle multinazionali.
La stessa battaglia di Confindustria sta assumendo un valore generale: il bivio è tra un sindacato degli imprenditori che concorre a un nuovo patto sociale e l’ambizione di farsi partito, scommettendo su un esito oligarchico della crisi. È anche il bivio che ha di fronte l’Italia.

   
 
Ultimi Post
  • Dare all’Italia un’alternativa
    13 maggio 2012

    Ci sono troppi politologi al capezzale della politica malata. Che parlano della crisi della rappresen- tanza, del mancato rinnovamento, del collasso del bipolarismo di coalizione, del fallimento dell’antipolitica berlusconiana, come se fossero questioni separate dalla depressione economica e dalle drammatiche conseguenze sociali. Invece la crisi della politica nasce innanzitutto nella società. O meglio, nell’incapacità di [...]

  • Chi non vuole cambiare
    10 maggio 2012

    È falso dire che alle recenti elezioni amministrative «hanno perso tutti i partiti e ha vinto Grillo». È falso perché il Pd si conferma la prima forza nazionale e, pur con le sue serie difficoltà, il perno di un centrosinistra oggi nettamente prevalente. Mentre invece Pdl e Lega sono divisi e in rotta, e il [...]

  • L’Unità e la voglia di voltare pagina
    7 maggio 2012

    L’Unità festeggia con il nuovo formato e la nuova grafica la vittoria di Hollande. Ci avevamo puntato. Per l’Europa si apre una nuova strada: percorrerla sarà l’impegno dei progressisti e di tutti coloro che credono nel destino comune dell’Unione. Le politiche di austerità del centrodestra hanno fallito. Non ci hanno difeso dalla crisi, impediscono la [...]

Archivio
Tag
antipolitica berlusconi berlusconismo bunker cambiamento cannes commissariamento crescita crisi dignità dimesso dimissioni divisione donne dopo berlusconi eguaglianza emergenza equità euro europa fiducia fine ingloriosa flessibilità fornero giovani giustizia sociale governo governo monti il foglio lacrime manovra monti napolitano Papandreu parlamento patto patto sociale pd piazza precarietà referendum responsabilità ricostruzione rinnovamento salvataggio solidarietà speranza sud uguaglianza Unione europea